
Quando gli incontri ti cambiano la vita
Come posso riempire questo contenitore vuoto (?) che ha sete di conoscenza, che è un foglio bianco (?) in attesa di essere scritto?
Come posso plasmare l’uomo che verrà, facendolo aderire ai principi giusti (quali? i miei?) per creare un individuo ispirato ad un modello di uomo ideale? (Quale?)
Queste le domande nate insieme a mio figlio.
E’ grazie all’osservazione, all’ascolto e all’incontro con Francesco Codello che capisco che mio figlio non avrebbe dovuto essere né riempito né plasmato, ma EDUCATO.
A me il compito di riconoscere che fiore fosse e di conseguenza di quale terreno, quale illuminazione, quanta acqua necessitasse.
EDUCAZIONE: ‘ex ducere‘ condurre fuori, non colmare o riempire con il nozionismo, non dare forma (formazione), ma «fornire gli strumenti affinché il bambino sviluppi liberamente la propria personalità» (cit. Zoe Readhead – Summerhill), «promuovere ciò che già è insito in ciascun essere umano piuttosto che plasmare secondo un’idea di uomo pre-definita» (cit. F. Codello) .
Ed è così che è possibile porre l’individuo, il singolo individuo, con il proprio carattere, con le proprie personalità e situazione sociale, con i propri talenti e propensioni,
AL CENTRO
ri-conoscendo al contempo i bisogni di ciascuno e non quelli di un modello di bambino.
D’altronde «si impara veramente solo ciò che si desidera imparare. E quindi occorre creare le condizioni organizzative e “climatiche” che consentano ai bambini di sperimentare fino in fondo la ‘condizione di Ulisse’, fatta di curiosità e di continue emozioni per la scoperta» (cit. F. Codello)
E come è possibile intercettare i bisogni di un singolo individuo se non lo pongo al centro, conoscendolo e riconoscendolo come unico, speciale, con caratteristiche proprie?
E’ evidente che il ‘lavoro’ dell’insegnante/educatore debba necessariamente essere legato ad un lavoro costante, progressivo e appassionato su se stesso, per poter esprimere quella capacità di osservazione e ascolto indispensabili per creare un’atmosfera di fiducia e distensione autentiche, che siano base per costruire un ambiente stimolante per l’apprendimento, che non viene percepito come un impegno gravoso, ma come un piacere.
«Il ruolo dell’insegnante è quello del ‘facilitatore‘ piuttosto che del docente. Le conoscenze non sono semplicemente un insieme di saperi trasmessi, ma una parte della vita da esplorare e da godere. L’apprendimento avviene spontaneamente e in modo quasi sempre sperimentale, esplorativo e investigativo, perché esso risulta tanto più efficace quanto più è dettato dalla reale curiosità del bambino, che viene messo in condizione di gestire le proprie attività in modo sereno e curioso. A beneficiare di tutto ciò è l’autostima, la fiducia in se stessi e l’autonomia individuale » (cit. Alison Ayling – Park School – UK).
Questi i “segreti” per essere educatori felici che cambiano il mondo, perché proponendo uno stile di apprendimento non basato sulla coercizione, l’autoritarismo, il giudizio e i conseguenti sentimenti di ansia e frustrazione, ma sul rispetto, l’ascolto, la collaborazione, la gioia, la scoperta (caratteristiche proprie dell’essere umano nel massimo splendore dall’infanzia all’adolescenza), si generano esperienze sane, creative e costruttive, di cui il mondo, questo mondo, ha tanto bisogno.
Thich Nhat Hanh ha scritto un interessante ed utile manuale sulla mindfulness per educatori/trici e allievi/e dal quale ho mutuato lo slogan , il sottotitolo del sito e spunti per il lavoro su se stessi (Educatori felici cambiano il mondo).
Le altre citazioni sono state raccolte dal preziosissimo libro “vaso, creta o fiore? né riempire, né plasmare, ma educare” di Francesco Codello, che ringrazio per avermi donato una visione.